Didascalie per il postmuseo

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Nel XXI secolo convivono musei dalla concezione prettamente diversa. Il più delle volte perseguono modelli coerenti: dalla gestione museale alle finalità educative, dal ruolo assegnato ruolo al visitatore alle modalità espositive e molto altro ancora.
Anche la comunicazione, e il riferimento alle didascalie, cambia a seconda della filosofia generale che orienta l’istituzione. Secondo Ricard Huerta [La Mirada Inquieta] se nel museo tradizionale la voce del museo è univoca, in quello moderno bidirezionale, nel museo cosiddetto postmuseo si fa dialogante e polivocale, aperta alla volontà di generare dubbi e controversie.

Ma perché mai in un’epoca di presunta messa in discussione di tutti modelli, l’approccio più utilizzato nel parlare al pubblico risulta ancora quello lineare?
Secondo Graham Black [The Engaging Museum: Developing Museums for Visitor Involvement], nei musei occidentali lo stile didattico risponde esattamente alla cornice istituzionale più diffusa, basata sulla specializzazione delle singole professionalità. Ognuno al museo fa il suo. E parimenti, all’interno di una mostra, risulta più semplice distinguere ruoli e competenze in modo netto. Secondo l’autore, infatti, le ragioni di questo stile stanno proprio nella mancata ibridazione delle pratiche. Un fenomeno da ricercare ancora negli stessi modelli educativi, lineari e didattici, che hanno formato le persone che ancora oggi se ne occupano.

[due punti di vista. al corso, cercheremo di raccontarvene quanti più possibili: che si contraddicano e che si scontrino perché poi resti ad ognuno la competenza critica di scegliere]